spettacoli
al teatro dovizi...
piccoli sguardi
festival e rassegne
scuola di teatro
mostre burattini



Entro dentro il laboratorio di Attilio Monti, un capannone di circa sessanta metri quadri. Il proprietario è morto da due anni. Prima di me, dopo la sua scomparsa, era entrata la compagna Pinuccia Bocchi, inizialmente con poca voglia di guardare, troppi ricordi, troppo forte lì dentro la presenza di un uomo che non c’è e che ti guarda dagli oggetti lasciati; una parte di lei avrebbe lasciato intatto il laboratorio-sarcofago. La figlia e alcuni amici intimi l’hanno aiutata nell’opera di archiviazione e sgombero “rifiuti”. Tra le cose perse per sempre alcune sacchettate di mozziconi di sigarette senza filtro, alcune di fermatubi in plastica grigia, vari motori di elettrodomestici.Il laboratorio così come mi si presenta è strabordante. Una sorta di segheria da un lato della stanza, un tavolo da lavoro, un tavolo da pittura, tutto per la falegnameria e la scultura, quant’altro e tutt’altro.

Sono circondato da materia e materiali, oggetti per la costruzione e oggetti costruiti, mi aggiro col massimo rispetto quasi temendo il rimprovero di un’ombra. Mi sembra di intuire i procedimenti mentali di un uomo attraverso le “sue cose”, violo la privacy e ne succhio energia e nutrimento. Non posso rinchiudere tutto ancora in delle scatole, c’è troppa vita. Non potrei riaffrontare ancora polvere e ghiri. Sono entrato “nella testa di legno” di Attilio Monti e tra la ruggine ho sentito ruggire. … una parte di Pinuccia Bocchi avrebbe lasciato intatto il laboratorio-sarcofago. L’altra mi ha accompagnato, guidato e ascoltato, insegnato ad addentrarmi in un Regno che mi è rimasto addosso.

Luca Zacchini